IL PROGETTO DI NUOVOSTUDIO PER LA GALLERIA LERCARO DI BOLOGNA INTERVISTA A GIANCARLO BONINI
Ad occuparsi dell’opera di recupero dell’ampio complesso sede della Galleria Raccolta Lercaro e dell’Istituto Veritas Splendor, a Bologna, è stato chiamato il NuovoStudio di Ravenna. Ai tre giovani professionisti dello studio – Giancarlo Bonini, Francesco Muti ed Emilio Rambelli – il compito di ripensare completamente gli 8000 mq complessivi dell’edificio situato nel centro storico di Bologna e risalente agli anni Cinquanta. La difficoltà della sfida consisteva nel valorizzare oltre al contenitore in se stesso, il prezioso contenuto che vi avrebbe trovato collocazione, ovvero i circa 1600 pezzi circa della Raccolta Lercaro.
Ingegner Bonini, quali sono stati i criteri-base adottati nel progetto di illuminazione della Galleria?
Il criterio-guida a cui ci siamo attenuti è quello suggerito di fatto dal committente, la cui esigenza principale era di ottenere la massima flessibilità in ordine agli effetti di luce e, conseguentemente, la massima duttilità di utilizzo degli impianti. L’obiettivo verso il quale si è indirizzato il nostro lavoro era un sistema che garantisse uno spettro molto ampio di scenari di luce, dallo scenario standard di luce diffusa a uno scenario di buio pressoché totale, con uno o due punti luce soltanto. Da un punto di vista strumentale, il nostro progetto si è andando formando su questi binari.
E da un punto di vista stilistico? La soluzione che avete maturato in cosa consiste e su quali altre ha prevalso?
In realtà, fin dal primo sopralluogo abbiamo individuato un’unica strada, che abbiamo percorso fino in fondo nella convinzione fosse quella più idonea ad ottenere l’effetto ricercato. È una strada che in apparenza sacrifica il design per puntare su un sistema di illuminazione invisibile. Il modulo base è una gola in lamiera rivestita in carton gesso, creata appositamente all’altezza del soffitto e dentro la quale trova posto un corpo illuminante a scomparsa realizzato sempre ad hoc dalla Targetti. All’azienda abbiamo chiesto di modificare un pezzo in produzione eliminando i profili in alluminio e tutto quanto si discostasse dalla nostra idea di essenzialità. Un’essenzialità che riguarda anche il colore e rinuncia al cromatismo in nome del bianco assoluto.
Cito le sue parole: “è una soluzione che in apparenza sacrifica il design”. Perché “in apparenza”?
Dipende dal significato che vogliamo attribuire al concetto di design. Ciò che non appare, nella percezione di chi guarda, non ha linee, né forma, né disegno, dunque. Ma se il design applicato all’illuminazione viene inteso in senso estremo come ricerca dell’espressione pura della luce, allora direi che nel caso della Galleria Lercaro si è raggiunta l’eccellenza.
Secondo una scuola di pensiero che riscuote non pochi consensi tra i lighting designers, l’elemento illuminante non deve mai prevalere sull’elemento illuminato, ma limitarsi a valorizzarlo. E lei si riconosce in questa scuola. È una deduzione corretta?
Corretta. Un sistema di illuminazione che c’è, ma non si vede risponde proprio a questa filosofia: non appare, non invade lo spazio, ma lo esalta e ha una duttilità di utilizzo praticamente universale. La collocazione fisica dei punti di luce è certamente ispirata alla geometria del luogo, un complesso degli anni Cinquanta, nella fattispecie. Ma l’opzione stilistica, in sé, sarebbe valida anche nel confronto con un edificio barocco, perché è sempre lo spazio che deve risultare vincente.
Il rigore stilistico si ritrova anche in quelle sale del museo dove, pur fedeli al concetto di luce come pura prestazione, avete optato per dei corpi essenziali, ma visibili. Ce li vuole descrivere?
L’esigenza, in questo caso, era di produrre non una luce diffusa, ma puntuale. La scelta è caduta su oggetti dal design molto pulito, prismi bianchi che “escono” dal soffitto come piccole stalattiti montate in sequenze ordinate.
Avete incontrato delle problematiche particolari nell’illuminazione della struttura?
Non direi. L’unico accorgimento che si è reso necessario per alcune sale del museo (dal soffitto decisamente più basso) è stato il taglio del braccio dei corpi illuminanti, che ha consentito di mantenere integra l’armonia delle proporzioni.
Perché la scelta di Targetti?
Per le stesse esigenze di flessibilità che ha manifestato il committente e che avevamo anche noi come progettisti. La Targetti ci dava e ci dà ampie garanzie in questo senso: velocità di risposta e disponibilità a sperimentare, modificando e adattando alle richieste più specifiche i propri pezzi già in produzione o creandone di nuovi, laddove si riveli necessario.
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SCHEDA SULLA RACCOLTA LERCARO
Nel maggio 2003 è stata inaugurata, nel centro di Bologna, la nuova sede della “Raccolta Lercaro”, prestigiosa collezione d’arte moderna e contemporanea della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro. Istituita nel 1971, la Raccolta conta oggi circa 1600 opere selezionate per la loro qualità e l’importanza dei loro autori. Altro carattere specifico della “Raccolta Lercaro” è l’attenzione rivolta alla scultura, a quella in bronzo in particolare, tanto da presentarsi oggi come una delle più ricche collezioni italiane di opere plastiche, con i suoi ventitré pezzi di Giacomo Manzù, le nove opere di Marino Marini, i dieci lavori di Arturo Martini e poi ancora sculture di Vincenzo Vela, Medardo Rosso, Giorgio De Chirico, Arnaldo e Giò Pomodoro. L’elenco dei nomi degli scultori italiani sarebbe assai più lungo ed esauriente ed a questi vanno accostati anche gli artisti stranieri già presenti nella Raccolta Lercaro, da Auguste Rodin a Emmanuel Frémiet, da Ernst Barlach ad Alberto Giacometti e Max Ernst, da Henry Moore a Sebastian Matta a Jean-Michel Folon. Non mancano certamente i dipinti e la grafica d’autore, con opere di Giacomo Balla, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Mino Maccari, Aligi Sassu, Pietro Annigoni, Renato Guttuso, Sergio Romiti e tanti altri. Questo nuovo museo può avvalersi, per la sua attività, di appositi spazi per le mostre temporanee, di una sala per incontri e dibattiti e di una biblioteca di storia dell’arte ricca di circa diecimila volumi e cataloghi.
VIA RIVA DI RENO, 57 tel. +39 051 47.20.78 www.bologna.chiesacattolica.it/raccoltalercaro |