UE: TARGETTI FA RICORSO AL TRIBUNALE DELLE COMUNITA’ EUROPEE
CONTRO IL RINNOVO DEI DAZI SULLE LAMPADE A RISPARMIO ENERGETICO
Il gruppo Targetti ha presentato ricorso all’Unione Europea contro il rinnovo dei dazi sulle lampade a risparmio energetico. Il 15 ottobre 2007 la stessa UE ha rinnovato per un anno un provvedimento (già entrato in vigore nel 2001 e scaduto nel 2006) che prevede dazi molto onerosi (66.1%) sull’importazione dalla Cina delle lampade fluorescenti a risparmio energetico (CFL-i). Contro questo provvedimento che penalizza consumatori, imprese e politiche ambientali, così come contro le modalità che hanno condotto alla riconferma dei dazi, lo scorso 17 dicembre – attraverso la controllata Duralamp Hangzhou – Targetti (terzo player europeo nel settore dell’illuminazione architettonica) ha presentato al Tribunale di Primo Grado delle Comunità europee un ricorso che l’11 gennaio 2008 è stato notificato al Consiglio dell’Unione Europea.
Questa azione legale (che va ad aggiungersi a un’altra intentata nel settembre 2007 in Gran Bretagna da Targetti UK Ltd contro i dazi antidumping originariamente introdotti nel 2001 e in via di approdo alla Corte di Giustizia Europea) punta il dito sul non-sense di un provvedimento che mirerebbe a tutelare realtà produttive europee che di fatto non esistono, essendo la produzione delle nuove CFL ormai quasi totalmente delocalizzata in Cina e in Estremo Oriente.
Quanto al merito del ricorso, Duralamp Hangzhou (Gruppo Targetti), rappresentata dallo studio legale TCA Attorneys, ha inteso contestare cinque diverse violazioni compiute dal Consiglio UE e della Commissione Europea:
1) La mancanza di trasparenza relativa alle metodologie seguite per il calcolo dei margini di dumping e la mancata comunicazione (necessaria sulla base delle linee guida interne alla DG trade - nota 4/2003) delle motivazioni sul perché alcuni produttori cinesi siano esenti dai dazi, altri ne abbiano di ridotti (dal 4% al 33%) e ad altre industrie, fra le quali Duralamp (Targetti), ne siano riservati di altissimi, pari al 66,1%
2) La mancanza di fondamento nella definizione del like product (prodotto simile), su cui è applicato indiscriminatamente il dazio, che considera tutte le lampade CFL-i come un’unica tipologia di prodotto, senza tener conto delle necessarie distinzioni tra le diversi classi di risparmio energetico atteso, tra le differenti durate di vita e tra le molteplici qualità del colore della luce (Duralamp produce in Cina lampade che sono il frutto della ricerca e dei brevetti italiani, caratterizzate da prestazioni qualitative altissime (durata di 14000 ore, risparmio energetico di classe A, colore della luce simile a quello delle lampade a incandescenza) ed è costretta a pagare il 66.7% di dazi sulle importazioni mentre alcuni fabbricanti cinesi stanno immettendo sul mercato - in esenzione totale o parziale di dazio - lampade che durano un terzo del tempo, con classe di risparmio energetico sostanzialmente inferiore e un colore della luce molto freddo, che il mercato (soprattutto quello residenziale) non apprezza.
3) La negazione a Duralamp (Targetti) del suo diritto di presentare osservazioni tecniche riguardo alla scelta (di per sé di difficile comprensione) della Corea invece che del Messico come “paese analogo” per effettuare l’inchiesta comparativa che ha condotto all’adozione del regolamento.
4) La violazione dell'articolo 21 del regolamento di base e l’errore manifesto di valutazione nel riconfermare dei dazi senza alcuna valida ragione o spiegazione e basandosi sulla richiesta di una sola industria (OSRAM) volta al proseguimento della misura, mentre gli interessi generali della Comunità n richiedevano la sospensione immediata dei dazi.
5) L’errore manifesto di valutazione degli interessi dell’imprenditoria europea, che per una porzione superiore al 50% si opponeva a una riconferma del dazio.
E’ significativo rilevare che anche sotto il profilo politico il provvedimento di riconferma è singolare: la Commissione ha approvato un testo fortemente sostenuto dalla Germania, la quale - in sede di Consiglio UE - ha preferito astenersi dal votare assieme ad altri 12 paesi (tra cui l’Italia), mentre 11 stati membri hanno votato contro il rinnovo. Si tratta dunque di un provvedimento che è stato approvato senza nessun voto favorevole, tanto che il Commissario UE al Commercio Mandelson, contrario al rinnovo del regolamento, nella conferenza stampa conclusiva ha parlato esplicitamente di una guerra commerciale tra multinazionali che ha prodotto questo risultato aberrante.
Questa battaglia spregiudicata, oltre a impedire che prodotti come quelli del gruppo Targetti, di qualità superiore agli altri presenti sul mercato, possano essere commercializzati, danneggia gravemente consumatori e cittadini.
Il gruppo Targetti ritiene quindi che appartenga ora alla giustizia Europea (Tribunale di Primo Grado delle Comunità Europee e Corte di Giustizia europea) pronunciarsi sulla legittimità di tale assurda situazione ed è fiducioso di poter in tale sede riceve autorevole conferma delle proprie tesi.
Questo ricorso riveste, inoltre, una particolare importanza anche in termini legali: trattandosi del primo caso in cui è stato ottenuto l’accesso alle linee Guida della Commissione (Policy Notes) rispetto alle indagini antidumping, avrà infatti conseguenze sistemiche in materia.
Quella che l’italiana Targetti si accinge a portare avanti è anche una battaglia contro un vero e proprio paradosso: mentre i Governi nazionali, le Amministrazioni Locali e le associazioni ambientaliste invitano con dispendiose campagne promozionali i cittadini a sostituire le tradizionali lampadine a incandescenza con le nuove sorgenti a risparmio energetico, l’Unione Europea impone una super-tassa che ne limita la possibilità di diffusione sul mercato.
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